Zaia, Santelli e compagnia bella la smettete di fare i buffoni?

Se invece di startene al chiuso dei tuoi palazzi veneziani, tu Zaia venissi a farti un giretto, assieme ai tuoi yesmen e yesgirl e a quei medici che stanno facendo carriera sulla pelle dei loro colleghi morti, in un ospedale Covid della tua Regione ea ti chiedessero di indossarte di strumenti di protezione quali quelli che indosso io ogni volto che devo entrare nel bunker, penso che scapperesti a gambe levate e la smetteersti di fare il figo in tivvù.

Sono stufo dei politicanti da quattro soldi che per meri fini elettoralistici fanno a gara a chi arriva per primo a riaprire e tornare alla maledetta “normalità” sulla pelle dei miei connazionali.

Oggi a quanto pare la mia conterranea Santelli,”governatrice” della Calabria, regione in cui nacqui tanti anni fa, ha battuto tutti sul tempo , annunciando la fine dell’emergenza e decretando la riapertura di bar e altri locali pubblici. Per fortuna molti sindaci calabresi si sono rifiutati di seguire la scelta scellerata della governatrice preannunciando l’emissione di ordinanze che rigettano la decisione della presidente, tanto che i bar sono rimasti chiusi . La loro decisione sembra essere condivisa dal Presidente dell’ANCI (l’associazione nazionale dei comuni italiani), il Sindaco di Bari De Caro ha preannunciato il parere contrario ad una riapertura precoce e la loro insoddisfazione del protagonismo dei “governatori regionali” che fanno a gara a chi arriva per primo alla conferenza stampa durante la quale danno numeri a vanvera.

Leggi tutto “Zaia, Santelli e compagnia bella la smettete di fare i buffoni?”

I politici “lungimiranti” pensano alla propria immunità

Le colpe dei politici e le loro responsabilità sull’enorme numero di operatori sanitari morti a causa del coronavirus. A ieri, erano 80 i medici e gli infermieri morti in Italia. Dei medici positivi al Covid-19 si è perso il conto, ma si stima che sia stato contagiato il 15% degli operatori.

“A ieri, erano 80 i medici e gli infermieri morti in Italia. Dei medici positivi al Covid-19 si è perso il conto, ma si stima che sia stato contagiato il 15% degli operatori. Molti sono attualmente in terapia intensiva, intubati.
Non c’è stato finora il tempo per fare polemiche. talmente è il lavoro da fare: siamo in piena emergenza e pensiamo a quella, ma va fatta una riflessione su quanti morti  avremmo potuto evitare.
Oggi ci è giunta una notizia a dir poco vergognosa. Non ci sono altre parole per commentare che nella discussione al Senato sulla conversione del Decreto Legge Cura Italia del 17 marzo, sono stati presentati alcuni emendamenti che prevedono una sostanziale immunità per le strutture sanitarie e per i soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria in relazione agli eventi avversi accaduti durante la pandemia da Covid-19 e in particolare “in caso di danni agli operatori…”.

Immagine di paziente intubato in posizione prona in un reparto di terapia intensiva

Inizia così l’ultimo numero della rivista on line “Stetoscopio” dedicata alla tragedia che vede crescere ogni giorno il numero dei medici, infermieri e altri operatori sanitari caduti sul campo della guerra contro la Covid-19, affrontata molto spesso a mani e corpi nudi, come facevano i fanti , soprattutto meridionali, inviati sul fronte della prima guerra ad affrontare il nemico, molto più attrezzato,con la baionetta.

Leggi tutto “I politici “lungimiranti” pensano alla propria immunità”

Coronavirus e posti letto in terapia intensiva. In Veneto vuoti a metà e i lombardi devono andare in Germania?

econdo i dati dell’Azienda Zero al 28.3.2020 risulterebbero occupati 344 di letti in untià intensiva, poco più di un terzo meno dei quasi mille letti disponibili nella regione.

Stando al comunicato stampa dell’Azienda zero in Veneto i posti letto nelle unità di terapia intensiva sarebbero addiritttura auemntati negli ultimi anni e sarebbero ora disponibili 949 posti in tutta la Regione. Sempre secondo i dati dell’Azienda Zero al 28.3.2020 risulterebbero occupati 344 di letti in untià intensiva, poco più di un terzo meno dei quasi mille letti disponibili nella regione.

immagine azienda zero coronavirus casi in veneto al 28 marzi
Statitistiche sui casi diinfezione da coronavirus in Veneto al 28/3/2020. I posti letto occupati sono 344 sui quasi 1000 disponibili

E allora perchè la Lombardia ha scelto di chiedere aiuto alla Germania che ha accolto otto malati, trasportati con aerei attrezzati per il biocontenimento, riferiscono gli organi di stampa . Non c’era posto in Italia? Si trattava forse di tedeschi che avevano chiesto di rientrare in Patria?

Sarebbe interessante sapere se questa notizia corrisponde a realtà. O lo slogan prima i Veneti vale anche per i Lombardi?

Domenica 29/3/2020, ore 12,10

A parziale rettifica di quanto scritto sopra, come mi ha fatto notare un mio collega anestesista, ai 344 pazienti covid-19+ ricoverati in rianimazione, bisogna aggiungere anche i pazienti non covid-19+, che sono all’incirca altrettanti. Per cui il numero di posti letti nelle unità intensive della regione attualmente disponibili sono molti di meno della metà indicata nel titolo del post. Detto questo per amor di precisione, la notizia non è falsa, ma solo parzialmente scorretta o precisa. La sostanza non cambia. Pazienti dalla Lombardia ricoverati in Germania quando, probabilmente, avrebbero potuto trovare posto in altre regioni italiane, Veneto incluso.

Per arrestare la diffusione della COVID-19 date la caccia ai superdiffusori. E metteli in quarantena a vista

in ogni epidemia è stato dimostrato che la maggior parte degli individui in una comunità causa pochi o nessun caso secondario, mentre altri hanno la capacità di infettare secondariamente un numero spropositato di soggetti e sono definiti “super diffusori”

Sulla base dei casi verificatisi a Hong Kong e in Canada, è stato dimostrato che il coronavirus SARS si è chiaramente diffuso da persona a persona e potrebbe essere acquisito da un contatto diretto faccia a faccia, suggerendo la diffusione tramite le goccioline respiratorie [1–3]. A causa della rapida ed estesa diffusione della SARS a Hong Kong, si è ipotizzato che potrebbero verificarsi altri tipi di diffusione, come la diffusione per via aerea o oro-fecale. La diffusione aviotrasportata è la spiegazione più probabile per gli eventi “superspreader” (superdiffusivi), tra cui un piccolo focolaio verificatosi su un aereo [3] e, probabilmente, la grande epidemia esplosiva negli Amoy Gardens e nei complessi residenziali circostanti a Hong Kong [4,5]. I “superdiffusori” sono individui responsabili della trasmissione di un numero sproporzionatamente elevato di eventi contagiosi in corso di epidemie [5].

Speziale veneziano, vestito per difendersi dalla peste mentre visitava i pazienti

Leggi tutto “Per arrestare la diffusione della COVID-19 date la caccia ai superdiffusori. E metteli in quarantena a vista”

Zaia, anche il rosso ti dà alla testa? Forse è il caso di riposarsi un pò….

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia sembra essere andato un pò in confusione causa coronavirus e definizione delle zone rosse. Sarò solo un segno di stanchezza, sicuramente. Non sarebbe opportuno che lo Zaia Luca si riposasse un pò e se ne andasse in pensione assieme al Luca Zaia a godersi la ricca rendita assicuratagli (o assicurata loro visto che sembrano essere due distinti signori?) da oltre ventanni di carriera politica.

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia sembra essere andato un pò in confusione causa coronavirus e definizione delle zone rosse. Come riferiscono gli organi di stampa, il 4 marzo avrebbe invocato l’estensione a tutto il Veneto della zona rossa. Questo uno stralcio della dichiarazione <<Siamo preoccupati della salute di tutti i veneti”, ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia arrivando alla protezione civile di Marghera per la video conferenza di questo pomeriggio col premier Conte sul coronavirus. “Noi ci consideriamo tutta una zona rossa, trovo assurdo pensare che lo sia solo una parte della Lombardia, così come per il Veneto e l’Emilia-Romagna”, ha sottolineato Zaia. “Siamo ormai toccati da vicino – ha proseguito Zaia – da un lato perchè i focolai ci sono in tutte le province del Veneto, dall’altro perché comunque il danno diretto e indiretto l’economia lo subisce sempre, sia che abbia un cittadino malato sul suo territorio o che non ce l’abbia.>>

Forse non è lo stesso Luca Zaia quello che, solo tre giorni dopo, avrebbe protestato per la decisione del Governo di includere le province di PD, TV e VE nell’elenco delle zone rosse italiane ad alta diffuzione sel coronavirus.

Ad una prima lettura ho pensato che la protesta fosse causata dalla decisione governativa di dichiarare zona rossa “solo” tre province e non tutta la regione come lo stesso aveva invocato qualche giorno prima. E invece no, lo Zaia protesta proprio per la scelta di includere tre province definendola “esagerata e inopportuna”. “Noi continuiamo a dire che vogliamo che le nostre tre province escano da questa idea di zona rossa, rispettiamo le regole, però non vogliamo avere tre province dentro sulla base di quella classificazione” avrebbe affermato lo Zaia preoccupato, molto preoccupato perché “c’è tutto il tema delle merci che secondo me non e’ chiaro, quello deve essere libero altrimenti vuol dire ammazzare le aziende”.

Ammazzare le aziende? Le aziende vengono prima della salute?

Non è la prima volta che lo Zaia Luca non sembra ricordare quello che un certo Luca Zaia aveva detto qualche giorno prima: è già successo per il MOSE, per le PFAS, per la Pedemontana veneta e chissà quante altre volte.

Sarò solo un segno di stanchezza, sicuramente. Non sarebbe opportuno che lo Zaia Luca si riposasse un pò e se ne andasse in pensione assieme al Luca Zaia a godersi la ricca rendita assicuratagli (o assicurata loro visto che sembrano essere due distinti signori?) da oltre ventanni di carriera politica.

Qualora si presentasse per il terzo mandato, invece, forse sarebbe opportuno chiedergli prima (o chiedere ai due Zaia che sembrano occupare la cadrega di presidente regionale a giorni alterni) di presentare un certificato medico. In alcune persone, certamente non è questo il caso dei due Luca, continue “dimenticanze” o giravolte repentine potrebbero essere il primo segno di incipiente declino cognitivo o di altre pù gravi malattie psichiatriche. I pesticidi, di cui il Veneto è il primo consumatore in Italia, più del doppio della media nazionale, ampiamente usati anche nelle terre di quel vinaccio che in genere è il Prosecco, potrebbero essere responsabili.

Il comitato direttivo ISDE Veneto emette comunicato stampa sulle PFAS delle discariche percolate nelle falde

Non esistono livelli per quanto minimi di PFAS nel sangue che possano essere ritenuti privi di effetti tossici, trattandosi di sostanze che si accumulano nel sangue fino ad oltre 100 volte rispetto alle quantità contenute nell’acqua potabile.

Il rinvenimento di concentrazioni importanti di sostanze perfluoroalchiliche nelle falde acquifere sottostanti le discariche di Torretta e di Pescantina, oltre che nell’acquedotto di quest’ultima, conferma la gravità della contaminazione ambientale da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) e la sua diffusione potenziale  a tutto il territorio veneto. Come noi di ISDE sosteniamo da tempo vi sono centinaia di potenziali sorgenti di contaminazione oltre all’impianto produttivo della Miteni non più attivo: discariche, aeroporti, industrie che utilizzano PFAS e che continuano a scaricare nell’ambiente queste sostanze. Preoccupano le affermazioni riportate dagli organi di stampa che sarebbero state  rilasciate da gestori dell’acquedotto e dalle istituzioni sanitarie locali, secondo cui non vi sarebbero problemi per la salute dei cittadini. Queste affermazioni che vorrebbero essere tranquillizzanti, in realtà non lo sono affatto non esistendo prove documentate e sottoposte a revisione scientifica fra pari a sostegno di tali affermazioni. ISDE Veneto chiede che anche nella popolazione residente attorno alla discarica di Pescantina, potenzialmente esposta alle PFAS con l’acqua potabile da più decenni, siano immediatamente effettuate indagini di screening su tutta la popolazione esposta di qualsiasi età, neonati, bambini, donne gravide e anziani compresi. ISDE Veneto chiede inoltre che sulle popolazioni esposte all’acqua destinata ad uso umano a Pescantina siano effettuati studi retrospettivi analoghi a quelli effettuati nella cosiddetta zona rossa, con lo scopo di confermare o smentire i risultati preliminari di indagini compiute con l’analisi delle esenzioni ticket  che sembrano suggerire che anche nella popolazione che insiste attorno alla discarica di Pescantina si siano verificati eccessi di patologie associate alle PFAS e in particolare: cancro del testicolo; cancro dei reni; malattie della tiroide; diabete in gravidanza: preeclampsia e altre complicanze materno-fetali della gravidanza; ipercolesterolemia e sue complicanze cerebro e cardiovascolari; malattie della tiroide; infertilità maschile e femminile; asma e altre malattie allergiche con particolare riguardo all’ età pediatrica. ISDE Veneto chiede al Sindaco di Pescantina e alle istituzioni sanitarie locali che: sia vietata l’utilizzo dell’acqua contenente PFAS almeno nelle scuole di ogni ordine e grado e che il divieto venga esteso ai bambini e alle donne gravide; sia effettuato un monitoraggio di tutti i pozzi privati; sia compiuto un monitoraggio degli alimenti di origine vegetale e animale prodotti in loco; siano adottati immediatamente filtri alla rete di distribuzione dell’ acqua per uso umano in modo da assicurare immediatamente la somministrazione di acqua a zero PFAS. Non esistono livelli per quanto minimi di PFAS nel sangue che possano essere ritenuti privi di effetti tossici, trattandosi di sostanze che si accumulano nel sangue fino ad oltre 100 volte rispetto alle quantità contenute nell’acqua potabile.  Se la tutela della salute della popolazione è realmente, come dovrebbe essere, l’interesse principale delle amministrazioni locali e delle istituzioni sanitarie locali regionali, il comitato direttivo di ISDE Veneto ritiene che non si possa prescindere dall’adozione immediata delle misure sopra elencate. ISDE Veneto ritiene anche indispensabile che le indagini siano estese a tutte le altre discariche del Veneto e che sia immediatamente vietato lo spargimento di fanghi reflui da depuratori civili e industriali sui terreni agricoli.

13/12/2019

Zaia, il consumo del radicchio rosso pieno di PFAS (anche a corta catena) è sicuro per la salute umana?

e PFASs si accumulano nel radicchio rosso, soprattutto le PFASs a catena corta. Il massimo dell’accumulo fu misurato per il PFBA, nelle radici (con un massimo di 43.000 ng/grammo di peso secco), seguito poidalle foglie e dalla testa della cicor

Gli autori di uno studio appena pubblicato in anteprima compiuto da ricercatori dell’Università di PD, dell’IRSA-CNR e dell’ARPAV hanno condotto un esperimento in serra, irrigando ceppi di radicchio rosso con acqua contenente concentrazioni variabili di 9 PFAS (vedi figura tratta dall’articolo originale); il radicchio fu fatto crescere su un terreno contenente anch’esso concentrazioni variabili delle PFASs esaminate. In particolare le concentrazioni totali delle PFASs erano 0,1, 10 e 80 µg/litro, cioè rispettivamente zero, 1000, 10.000 e 80.000 nanogrammi/litro per quanto riguarda l’acqua usata per l’irrigazione e 0,100 e 200 ng/grammo di terreno espresso come peso secco. Furono utilizzati 12 trattamenti.

Accumulo delle PFAS nelle varie parti del radicchio rosso irrigato in serra con acqua contaminata da nove tipi di PFAS

I risultati dello studio dimostrano come le PFASs si accumulano nel radicchio rosso, soprattutto le PFASs a catena corta. Il massimo dell’accumulo fu misurato per il PFBA, nelle radici (con un massimo di 43.000 ng/grammo di peso secco), seguito poi dalle foglie e dalla testa della cicoria. Il contenuto di PFASs a catena lunga diminuiva proporzionalmente alla lunghezza della catena delle PFASs. L’uso dell’acqua di irrigazione aumentava il trasporto di PFASs nelle parti aeree della cicoria, soprattutto delle PFASs a catena lunga. Come evidenziato dagli autori, i PFASs a corta catena (PFBA, PFBeA, PFAxA e PFBS, rispettivamente) si accumulano in tutte le parti della pianta, in accordo con i risultati ottenuti da altri autori che hanno studiato la distribuzione delle PFAS in altri tipi di vegetali, ortaggi e cereali. Nelle foglie le concentrazioni delle PFASs a catena lunga erano inferiore al limite di rivelazione della metodica, ma erano regolarmente presenti nella testa, la parte edibile (cioè quella che si mangia) della pianta.

In attesa di di leggere l’articolo nella sua versione definitiva, non possiamo a far altro che invitare tutti quei funzionari che per anni si sono sperticati ad avallare acriticamente le versioni delle multinazionali americane 3M e DuPont, nonché della Miteni, secondo le quali le PFAS a corta catena non si accumulano nei prodotti vegetali, ad andare a nascondersi e a dimettersi se ancora hanno un minimo di pudore residuo. Soprattutto coloro che sui siti istituzionali, sulle pagine facebook aziendali e negli incontri con la popolazione hanno sempre sostenuto che gli alimenti prodotti nella zona rossa erano sicuri e non costituivano una fonte di contaminazione per la popolazione. Fandonie. Fandonie, null’altro che fandonie

A nascondersi e a chiedere scusa a noi i ISDE in primo luogo e a tutti gli altri cittadini che sono stati lasciati in balia delle PFAS contenute negli alimenti e sacrificati sull’altare degli schei. Con la complicità interessata della Coldiretti, che ricordiamolo, ci inviò tanto di diffida perché le informazioni da noi (assieme al Coordinamento acque libere dai Pfas) stavano “ingenerando un allarmismo diffuso fra la popolazione, con una ricaduta notevole in danno ai coltivatori e allevatori della zona”.

Vergogna, Zaia, vergognati assieme a tutti coloro con i quali hai gestito l’affaire PFAS in Veneto. E comincia ad applicare finalmente il principio di precauzione, che finora ne avete fatto strame.

Uptake and translocation of perfluoroalkyl acids (PFAA) in red chicory (Cichorium intybus L.) under various treatments with pre-contaminated soil and irrigation water
AndreaGredelja
CarloNicolettobSaraValsecchicClaudiaFerrariocStefanoPolesellocRobertoLavadFrancescaZanondAlbertoBarausseaeLucaPalmeriaLauraGuidolineMarcoBonatoe


Show more
https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2019.134766


Zaia, in Veneto conviene di più fare il barbiere che il medico

Orami è noto a tutti che in Italia, non solo in Veneto, ci sarebbe carenza di medici. Uso il condizionale, sarebbe, in quanto i medici ci sono ma preferiscono andare all’estero o lavorare in privato invece che nelle strutture pubbliche.

Tanti sono i motivi per cui i medici pochi medici non vogliono più andare a lavorare negli ospedali pubblici. Il trattamento economico, inferiore a quello dei principali paesi sviluppati non figura fra le principali cause di insoddisfazione (ricordiamo che il contratto degli ospedalieri è stato rinnovato recentemente dopo dieci anni), come dimostrato dall’elenco delle richieste inviate a Zaia da Michele Valente presidente dell’Ordine dei Medici di Vicenza. Può tuttavia contribuire alla scelta di abbandonare il servizio sanitario nazionale e a cercare rifugio nelle strutture private. Un’alternativa più vantaggiosa, dal punto di vista economico, potrebbe essere per molti quella di cambiare mestiere e aprire per esempio una barberia.

Per esempio a Valdagno, per esperienza personale, per un taglio di capelli io pago da 20 a 23 euro per un servizio che dura mezz’ora. Pertanto il mio barbiere in un’ora percepisce da 40 a 46 all’ora (lordi, si intende) che è esattamente il compenso (anch’esso lordo) proposto dall’azienda ULSS6 Euganea per i medici assunti con contratto di tipo libero professionale per lavorare in pronto soccorso.

E c’è ancora chi si meraviglia che i giovani medici rifuggano dal lavorare nelle strutture ospedaliere? Io non conosco altro professionista o artigiano che accetterebbe di lavorare di notte o nei giorni festivi per un compenso orario simile.

Offrano un compenso congruo invece di pensare a risparmiare per pagare il carrozzone dell’azienda zero, per esempio.

Non vorrei che ci si debba preparare per un ritorno al passato, quando ai tempi di Ippocrate e fino al Medio Evo i barbieri erano anche chirurghi-

Un allarme inascoltato

Appresi come tanti altri della scoperta della contaminazione leggendo il giornalaccio padronale che rilanciava il comunicato stampa della regione Veneto.

Era il 5 luglio 2013 e avevo appena finito di sorseggiare la prima delle numerose tazzine di caffè che accompagnavano le mie giornate in ospedale. All’inizio non ci feci tanto caso, ma dopo una settimana circa, leggendo un articolo sul sito di un sindacato di veterinari, compresi che ci sarebbe stato del lavoro per me, in qualità di presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente della provincia di Vicenza

se vi interessa sapere come ho iniziato ad interessarmi di pfas….Il resto dell’articolo dal titolo “un allarme inascoltato” lo potete leggere sul blog Contame

Sacchi “cancerogeni” lungo la Pedemontana Veneta: lavati dalla pioggia contamineranno ulteriormente le falde

“Sacchi cancerogeni lungo la Pedemontana” titola un articolo di oggi 5 maggio 2019 dell’amico Marco Milioni appena pubblicato su Vicenzatoday.
Racconta Marco che da molti giorni „chi passeggia lungo la strada sterrata che in direzione nord costeggia il torrente Agno ha potuto notare una distesa di sacchi bianchi, svariate centinaia centinaia, dislocati proprio lungo il sedime della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv, da tempo in costruzione. Il cantiere è quello vicino alla chiesa agreste di San Rocco a pochi passi dal nuovo ponte che a breve, proprio in quella zona dovrebbe attraversare il corso d’acqua, in queste ore gonfio a causa delle abbondanti precipitazioni.“
depositisanrocco-2
Leggi tutto “Sacchi “cancerogeni” lungo la Pedemontana Veneta: lavati dalla pioggia contamineranno ulteriormente le falde”