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Sacchi “cancerogeni” lungo la Pedemontana Veneta: lavati dalla pioggia contamineranno ulteriormente le falde

“Sacchi cancerogeni lungo la Pedemontana” titola un articolo di oggi 5 maggio 2019 dell’amico Marco Milioni appena pubblicato su Vicenzatoday.
Racconta Marco che da molti giorni „chi passeggia lungo la strada sterrata che in direzione nord costeggia il torrente Agno ha potuto notare una distesa di sacchi bianchi, svariate centinaia centinaia, dislocati proprio lungo il sedime della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv, da tempo in costruzione. Il cantiere è quello vicino alla chiesa agreste di San Rocco a pochi passi dal nuovo ponte che a breve, proprio in quella zona dovrebbe attraversare il corso d’acqua, in queste ore gonfio a causa delle abbondanti precipitazioni.“
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Dottor Dell’Acqua, lo sa che all’ARPAV lavora un professionista ex Miteni? È credibile che non sapesse cosa si produceva nella sua ex azienda?

L’intervista rilasciata dal dottor Nicola Dell’Acqua al Giornale di Vicenza del 28/4/2019 assolve essenzialmente  la sua agenzia e altre istituzioni regionali che, a suo dire, si sarebbero comportate in modo egregio nella vicenda PFAS in Veneto.

Non la pensano così i carabinieri del NOE che, come è noto, hanno ipotizzato  pesanti  responsabilità proprio dell’ARPAV e dello SPISAL di Arzignano, fra gli altri, i quali non avrebbero fatto nulla per porre fine al disastro ambientale, pur essendone a conoscenza da anni.

porte girevoli fra iteni e APRPAV?
Porte girevoli fra MIteni e ARPAV?

Fra le affermazioni autocelebrative mi ha colpito il passaggio relativo alla assegnazione   dei compiti ai vari attori. Secondo il pensiero di Dell’Acqua La responsabilità sarebbe di ISPRA, CNR, ISS che sono pagati da noi pe fare ricerca. Afferma il Dell’Acqua: “Sono loro che devono dire al povero operatore Arpav che esce sul territorio quali sono le verifiche che deve fare. Come fai a dirgli dieci anni dopo ‘dovevi fare attenzione ai Pfas oltre che a cromo, metalli e altro?

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Fra le affermazioni autocelebrative mi ha colpito il passaggio relativo alla assegnazione   dei compiti ai vari attori. Secondo il pensiero di Dell’Acqua La responsabilità sarebbe di ISPRA, CNR, ISS che sono pagati da noi pe fare ricerca. Afferma il Dell’Acqua: “Sono loro che devono dire al povero operatore Arpav che esce sul territorio quali sono le verifiche che deve fare. Come fai a dirgli dieci anni dopo ‘dovevi fare attenzione ai Pfas oltre che a cromo, metalli e altro?

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La trasmissione Con voi speciale sera di TV7 in cui si è parlato di danni alla salute da PFAS e campi elettromagnetici

Il 5/3/2019 ho partecipato alla trasmissione “Con voi sera” dell’emittente televisiva TV7 di Padova assieme a Marina Lecis e all’Ingegner Laura Masiero di A.P.P.L.E. elettrosmog 

Abbiamo parlato di danni alla salute da PFAS e da campi elettromagnetici, con particolare attenzione al disastro annunciato del 5G.

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La Regione Veneto non pubblica la mia richiesta di rettifica a sue dichiarazioni non vere

la posizione ufficiale di ISDE sul rischio associato ai PFAS è stata presentata in documenti ufficiali scaricabili dal sito www.isde.it e in due convegni organizzati per la classe medica e la comunità scientifica con il patrocinio degli Ordini dei Medici provinciali di Vicenza e Verona

L’Area Sanità e sociale della regione Veneto ha recentemente rilasciato un comunicato stampa contenente affermazioni non corrispondenti al vero. La richiesta di rettifica inviata con pec all’ufficio protocollo e all’ufficio stampa della regione Veneto in data 11/2/2019 non è stata finora pubblicata. Ennesima scorrettezza nei confronti miei e di ISDE. Come al solito i funzionari pagati con i soldi pubblici, quindi anche con i miei e degli altri membri ISDE, rifuggono dal confronto con un’associazione riconosciuta a livello internazionale da sempre in prina linea nella difesa della salute e dell’ambiente, Ecco il testo della richiesta di rettifica che non vedrete mai pubblicata con i link ai documenti richiamati nel testo.

Oggetto: comunicato stampa dell’Area sanità e sociale della Regione Veneto n. 203 del  giorno 07/02/2019” richiesta di precisazione e rettifica ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948

Scrivo in relazione al comunicato stampa dell’Area sanità e sociale della Regione Veneto n. 203 del  giorno 07/02/2019, pubblicato sul sito web www.regioneveneto.it ed ampiamente riportato dalla stampa negli ultimi giorni,  dal titolo “Pfas, Regione Veneto replica a ISDE, Medici per l’Ambiente. Non risulta aumento del rischio tumori.”

In quest’ultimo comunicato ufficiale si legge:

In merito a quanto recentemente affermato dai rappresentati di ISDE, in particolare dal Dott. Vincenzo Cordiano, Presidente di ISDE Veneto, sul quotidiano L’Arena di Verona, nell’edizione di mercoledì 6 febbraio 2019, l’Area sanità e sociale della Regione Veneto puntualizza quanto segue:

A tutela del benessere fisico e psicologico delle popolazioni esposte, occorre innanzitutto ribadire l’assoluta priorità della trasparente divulgazione dei dati disponibili. Non è ammissibile, infatti, come fa l’ISDE, attribuire a “caso” l’aumento di patologie quali l’incrementato rischio di tumori ematologici (leucemie) che, allo stato attuale, non risultano correlate a tale sostanze”.

Trattasi di affermazioni contrarie al vero, come d’altronde è facilmente verificabile dalla semplice lettura dell’articolo pubblicato il 06/02/2019 sul quotidiano “l’Arena di Verona”, dal titolo “PFAS? Non solo colesterolo”, a firma del giornalista Luca Fiorin, il quale riporta abbastanza fedelmente alcune mie dichiarazioni rilasciate durante un’intervista nella quale non è stato nemmeno sfiorato il tema dei tumori di qualsiasi tipo, e tantomeno di quelli ematologici. Ed infatti nulla è riportato sul punto nell’articolo in esame.

Tanto premesso, preme precisare che la posizione ufficiale di ISDE sul rischio associato ai PFAS è stata presentata in documenti ufficiali scaricabili dal sito www.isde.it e in due convegni organizzati per la classe medica e la comunità scientifica con il patrocinio degli Ordini dei Medici provinciali di Vicenza e Verona (cui l’Area sanità e sociale della Regione Veneto si è rifiutata di inviare suoi rappresentanti come relatori).

Quanto all’ulteriore frase riportata nel comunicato stampa secondo cui i dati istituzionali sconfesserebbero  “le affermazioni recenti e passate di rappresentanti dell’ISDE sulle malattie di cui le sostanze perfuoroalchiliche sarebbero causa di qualsiasi tipologia di patologia quali le leucemie, linfomi non Hodgkin, ecc. “, si precisa che le malattie che ISDE ritiene siano associabili all’esposizione ai PFAS sono quelle il cui rischio risultò aumentato nello studio congiunto ISDE-ENEA, presentato per la prima volta a Roma  nella sede dell’ENEA il 5 maggio 2016. Quest’ultimo è il primo studio epidemiologico indipendente compiuto sulla popolazione veneta esposta ai PFAS e finora l’unico ad essere stato pubblicato su riviste internazionali peer reviewed.

Nel nostro studio evidenziammo per la prima volta un eccesso di mortalità per quelle stesse patologie, e praticamente con gli  stessi aumenti percentuali,  ricordate nel comunicato stampa dell’Area sanità e sociale.

Dunque, gli stessi studi condotti successivamente al nostro dalla Regione Veneto confermano in modo autorevole che l’esposizione ai PFAS non provoca soltanto un aumento del colesterolo ematico.

Altri importanti studi istituzionali, che nel comunicato stampa l’Area sanità e sociale omette di ricordare, evidenziano il notevole aumento dei cancri al testicolo nel comune di Lonigo, nonché l’eccesso di neonati prematuri e di diabete mellito in gravidanza nella zona rossa.

Tanto premesso e precisato, chiedo dunque di voler provvedere, anche ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948, alla rettifica di quanto riportato nel comunicato stampa n. 203 del 07/02/2019 con risalto analogo ed analoghe modalità di diffusione a quelli riservati al comunicato medesimo.

Risulta in ogni caso evidente l’obiettiva portata lesiva dell’onorabilità del sottoscritto e dell’Associazione che rappresento nel Veneto l’affermazione della supposta attribuzione “a caso” dell’aumento di patologie non correlate a tale sostanze. In proposito ci si riserva comunque ogni azione in tutte le sedi consentite.

Distinti saluti.

Valdagno, Addì, 11/02/2019

Vincenzo Cordiano

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A quando il divieto di consumo dell’agone nel lago di Garda e degli altri laghi subalpini del Nord Italia?

elevate concentrazioni di PFOS in atri tipi di pesce dei laghi del Nord Italia (anguille del lago Garda, persico reale dei laghi di Varese e Maggiore, lavarello del lago Maggiore), senza parlare delle anguille di Comacchio, dei mitili del mare Adriatico e di numerose altre specie animali marini e terrestri.

Agoni o sarde di lago. Di Paolo Perini] – Flickr, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34113244

L’agone (Alosa agone  sinonimo Alosa fallax lacustris) è un pesce di acqua dolce appartenente alla famiglia dei Clupeidi dell’ordine degli Clupeiformes, ci dice Wikipedia. L’agone è molto apprezzato non solo localmente attorno principali laghi del Nord Italia e ma è anche commercializzato a lontano dal luogo di pesca; piò essere consumato fresco, essiccato o sotto sale, come le sarde. Sul lago di Garda è conosciuta anche come sarda di lago. Ricordo di averla mangiata una sola volta, qualche anno fa, dopo una bellissima gita alle incisioni rupestri di Torri del Benaco, guidati dal mio amico Mario Plazio e da Angelo Peretti, il noto gourmet, scrittore di vini e di cucina nonché  ideatore del sito Internet Gourmet .

Anche se molto gustosa, non mangerò mai più la sarda di lago caso mai ripassassi dalle parti del Garda o di qualsiasi altro lago del Nord Italia, E consiglio anche voi di non mangiarle, a meno che non vogliate farvi un carico di PFAS e di altri interferenti endocrini per esempio la diossina qualora vi trovaste dalle parti di Lazise, Bardolino ecc.

Uno studio recente ha esaminato campioni di Agoni pescati nei principali laghi del Nord Italia (Garda, Iseo, Como, Maggiore, Mergozzo). Gli autori hanno cercato una ventina di PFAS, fra cui quelli dosati dalla Regione Veneto nell’acqua,  negli alimenti e nel nostro sangue.

E li  hanno trovati, Soprattutto negli agoni pescati nel Lago Maggiore le concentrazioni di PFOS sono risultate preoccupanti, fino a 16,6 nanogrammi per grammo (ng/g)  di filetto. L’esemplare più “genuino”, per così dire,  ne aveva “soltanto” 0,4 ng/g   e proveniva dal lago di Iseo. Nei campioni provenienti dal Garda c’erano concentrazioni intermedie, fra 1,7 e 4,8 ng/g.

 Gli autori dello studio, forse perché un po’ deboli di stomaco, si sono limitati ad esaminare le parti nobili dei pesci, i filetti. Se avessero usato il pesce intero, le concentrazioni di PFOS, che si accumula molto di più nel fegato e nelle visceri rispetto ai muscoli dei pesci, sarebbero probabilmente risultate molto più alte.

Per inciso, il PFOA era assente in quasi  tutti i campioni (o più precisamente inferiore al limite rilevabile), mentre la somma degli altri PFAS era sempre inferiore a quella del solo PFOS.

Gli autori sono tutto sommato tranquillizzanti nello loro conclusioni. Infatti, dicono, in base ai valori di  dose giornaliera tollerabile di PFOS (la famigerata  TDI proposta nel lontano 2008 dall’EFSA), soltanto in qualche esemplare di sarda del lago Maggiore le concentrazioni sono tali da far superare, negli abituali mangiatori di quella specie di pesce, la dose massima “consentita”. Ricordiamo che La TDI indicherebbe la dose massima di una sostanza estranea che può essere ingerita per ogni kilo di peso corporeo senza pericolo, dicono gli scienziati che si sono inventati questa storia della dose minima di veleno giornaliero consentito . Ma nel caso di molecole artificiali come i PFAS non esiste una dose per quanto minima di veleno che si può ingerire quotidianamente senza pericolo per la propria salute.

Un po’ sommessamente, ricordano che ci sono tuttavia altri valori di TDI proposti nel mondo, per esempio quelli dell’Australia e della Nuova Zelanda che per il PFOS sono di 20 ng/kg di peso al giorno. La TDI proposta dall’EFSA (l’agenzia europea per la sicurezza sugli alimenti che a sede a Parma) è per il PFOS di 150 ng/kg al giorno (quindi otto volte superiore a quella australiana) e di 1500 ng/kg al giorno per il PFOA.

Quindi se gli agoni del lago Maggiore fossero esportati in Oceania, probabilmente glieli rispedirebbero indietro per evitare di intossicare i cittadini australiani.

E anche in Europa la musica potrebbe presto cambiare se  la commissione europea si decidesse finalmente a far diventare legge le nuove TDI proposte dall’EFSA oramai due anni fa: per il PFOA 6 ng/kg a settimana (0,85 ng/kg/al giorno)  cioè una dose giornaliera 1875 inferiore a quella precedente. Per il PFOS la TDI è stata abbassata a 13 ng/kg a settimana (1,85 ng/kg al giorno), cioè 80 di volte di meno rispetto alla TDI del 2008.

Cosa significano questi numeri?

Facciamo un rapido calcolo e crediamo che se mangiaste soltanto un etto dell’agone del lago Maggiore con 16,6 ng/g di filetto, introdurreste un totale di 1660  (16,6 x 100) ng di PFOS, cioè la dose sufficiente per quasi due anni e mezzo (897 giorni per la precisione , cioè 1660 diviso 1,85).

Lascio a voi di calcolare per quanti giorni basterebbe un etto dell’agone del lago di Garda.

Altri studi italiani avevano trovato in precedenza elevate concentrazioni di PFOS in atri tipi di pesce dei laghi del Nord Italia (anguille del lago Garda, persico reale dei  laghi  di Varese e Maggiore, lavarello del lago Maggiore), senza parlare delle anguille di Comacchio, dei mitili del mare Adriatico e di numerose altre specie animali marini e terrestri.

È evidente che le autorità dovrebbero vietare immediatamente la pesca nei laghi contaminati e il consumo del pescato come sola misura in grado di difendere la salute pubblica dai PFAS.

Riferimenti bibliografici

1: Mazzoni M, Buffo A, Cappelli F, Pascariello S, Polesello S, Valsecchi S, Volta P, Bettinetti R. Perfluoroalkyl acids in fish of Italian deep lakes: Environmental and human risk assessment. Sci Total Environ. 2018 Oct 21;653:351-358. doi: 10.1016/j.scitotenv.2018.10.274. [Epub ahead of print] PubMed PMID: 30412880.

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Ancora una volta i funzionari della Regione Veneto sfuggono al confronto con la classe medica veneta sui PFAS

la classe medica veneta, ha ricevuto notizie e informazioni di “elevato spessore contenuto scientifico”(come riconosciuto dai pediatri) soltanto da ISDE, che era sopperito alla richiesta e al bisogno di informazione della comunità medica veneta scientifica su tematiche ambientali connesse con la tutela della salute pubblica. La Regione Veneto continua invece a giocare a nascondino

 

Ieri 10 novembre 2018 i colleghi pediatri della FIMP (Federazione Italiana dei Medici Pediatri)  hanno appreso con rammarico all’inizio dei lavori che la rappresentante della regione Veneto non sarebbe stata presente al loro convegno, contrariamente a quanto precedentemente annunciato.

Il corso di formazione era stato organizzato per presentare e discutere il “pacchetto” dell’organizzazione mondiale della sanità sulle conseguenze per la salute dei bambini dell’inquinamento ambientale, dell’acqua, dell’aria, dei suoli, della catena alimentare. Leggi tutto “Ancora una volta i funzionari della Regione Veneto sfuggono al confronto con la classe medica veneta sui PFAS”

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La Regione Veneto non ha fatto emergere il problema PFAS

Quindi la Regione Veneto non ha fatto altro che eseguire le “indicazioni” sui PFAS impartite da altri. E sulla tempestività dell’azione dissento compleamente, se ad oltre 5 anni dalla scoperta del bubbone, ancora vaste zone del Veneto ricevono acqua potabile con concentrazioni di PFAS che in alcuni stati degli USA sarebbero considerate tossiche, mangiano alimenti prodotti nelle zone contaminate anch’essi tossici qualora fossero appicati i nuovi standard sulla TDI contenuti nella bozza dell’EFSA

I politici che governano la Regione Veneto sempre più frequentemente si lanciano in affermazioni che non hanno alcun fondamento sui loro meriti e sul loro impegno riguardo ai risultati induscutibili sulla gestione del caso PFAS in Veneto. Risultati, che è doveroso riconoscerlo, sono stati ottenuti grazie soprattutto alla pressione esercitata dalle associazioni e dai movimenti spontanei di cittadini, in  l’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia Onlus, Il circolo di Legambiente  Perla Blu di Cologna Veneta (VR) e il Coordinamento Acqua libera da PFAS. Solo in seguito, e soltanto  dopo aver dormito per anni, si sono aggiunti altri gruppi, vedi Mamme No PFAS, che sono riusciti a conquistare la scena mediatica e a stabilire rapporti privilegiati con il governatore Zaia e i suoi assessori con i quali, avrebbe detto qualche mamma, “bisogna mediare”. Mediare sulla salute dei suoi figli? Contenta lei .. Leggi tutto “La Regione Veneto non ha fatto emergere il problema PFAS”

Convegno sui pesticidi organizzato da ISDE Vicenza

Effetti dell’erbicida glifosato che, con precisione quasi chirurgica, provoca il disseccamento dell’erba che cresce sulla porzione di terreno sul quale è stato sparso. Vigneto del vicentino

Sabato 4 maggio 2019, ISDE Vicenza organizza un convegno sui danni alla salute e all’ambiente da pesticidi. Qui potete scaricare il programma.

Il 21 marzo 2019 a Thiene incontro pubblico su inquinamento dell’acqua e dell’aria

Locandina dell’incontro pubblico su Acqua Aria e Inquinamento

Il 21 marzo 2019 a Thiene (VI) in Via San Francesco 4 alle ore 20.30 incontro pubblico su inquinamento dell’aria e dell’acqua nell’Alto Vicentino e le ripercussioni sulla salute. Anche a Thiene hanno trovato i PFAS e in quantità non trascurabili

Legittima difesa: una riforma per meno di tre casi all’anno a fronte di decine di vittime delle armi — AddioalleArmi.it

“legittima difesa” Una riforma per due casi e mezzo all’anno, in media, per quanto riguarda i procedimenti iscritti a dibattimento nei Tribunali italiani.

Una riforma per due casi e mezzo all’anno, in media, per quanto riguarda i procedimenti iscritti a dibattimento nei Tribunali italiani. Sono infatti 10 il totale di questo procedimenti nel quadriennio 2013-2016. I dati dei procedimenti nelle mani di Gip (giudice delle indagini preliminari) o Gup (giudice per l’udienza preliminare) sono invece 15: meno di…

via Legittima difesa: una riforma per meno di tre casi all’anno a fronte di decine di vittime delle armi — AddioalleArmi.it

Inceneritori e danni alla salute – Il 12 e 20 marzo 2019 due serate a Schio organizzate da ISDE

Con il patrocinio del comune di Schio ISDE Vicenza organizza due incontri aperti al pubblico sui danni alla salute e all’ambiente causate dall’inquinamento atmosferico

Con il patrocinio del comune di Schio ISDE Vicenza organizza due incontri aperti al pubblico sui danni alla salute e all’ambiente causate dall’inquinamento atmosferico. Il primo si terrà il 12 marzo ore 20:30 e avrà come oggetto i danni alla salute dei bambini causati dall’inquinamento atmosferico. Relatori Vincenzo Cordiano e Angela pasinato, medici di ISDE Vicenza. Il 20 marzo, sempre alle 20:30 e nella stessa sede di Palazzo Toaldi-Capra a Schio (Vicenza) Vincenzo Cordiano, Gianni Tamino (ISDE) e Ugo Pretto di ARPAV discuteranno di inceneritori e salute. In particolare si cercherà di appurare se effettivamente l’inceneritore di Schio inquina come 80 barbecue.

Inceneritori e salute
locandina degli eventi organizzati a schio su inquinamento atmosferico

Domani al Seminario “Urban Nature, diamo spazio alla Natura in Città” organizzato dal WWF

seminario sulla biodiversità urbana, sui servizi ecosistemici che essa offre, sulla sua importanza per il benessere umano e, in modo particolare, per quello dei più giovani, sul suo valore educativo e sul ruolo che la scuola può rivestire per aumentarne la presenza e la qualità

Domani sarò relatore al seminario del WWF riservato ai docenti delle scuole al liceo Quadri di Vicenza. partecipate con le vostre scuole al progetto. Qui il programma di domani

Il WWF Italia invita i docenti delle scuole di ogni ordine e grado a un seminario sulla biodiversità urbana, sui servizi ecosistemici che essa offre, sulla sua importanza per il benessere umano e, in modo particolare, per quello dei più giovani, sul suo valore educativo e sul ruolo che la scuola può rivestire per aumentarne la presenza e la qualità.
Per il terzo anno di fila il WWF Italia dedica alla natura in città una serie di iniziative volte a generare un modo di pensare gli spazi urbani dando più valore alla natura. L’obiettivo è promuovere azioni virtuose da parte di amministratori, comunità, cittadini, imprese e scuole per proteggere e incrementare la biodiversità del proprio territorio facendo comprendere quanto questa sia importante.
Educare i giovani ad abitare il mondo, attraverso un approccio positivo a partire dai luoghi di vita, può essere un primo passo per un loro futuro atteggiamento protettivo verso le forme viventi e l’ambiente naturale.
Il corso è rivolto agli insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado e prevede, oltre a un aggiornamento qualificato sui contenuti legati al valore della biodiversità urbana, proposte didattiche concrete.