Sacchi “cancerogeni” lungo la Pedemontana Veneta: lavati dalla pioggia contamineranno ulteriormente le falde

“Sacchi cancerogeni lungo la Pedemontana” titola un articolo di oggi 5 maggio 2019 dell’amico Marco Milioni appena pubblicato su Vicenzatoday.
Racconta Marco che da molti giorni „chi passeggia lungo la strada sterrata che in direzione nord costeggia il torrente Agno ha potuto notare una distesa di sacchi bianchi, svariate centinaia centinaia, dislocati proprio lungo il sedime della Superstrada pedemontana veneta, nota come Spv, da tempo in costruzione. Il cantiere è quello vicino alla chiesa agreste di San Rocco a pochi passi dal nuovo ponte che a breve, proprio in quella zona dovrebbe attraversare il corso d’acqua, in queste ore gonfio a causa delle abbondanti precipitazioni.“
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Su alcuni sacchi campeggia il codice «Cer 170503* Hp 7»,che identifica il codice relativo a „terra o  rocce contenenti sostanze pericolose.“ Pericolose in quanto si tratta di rifiuto cancerogeno o che potrebbe provocare il cancro.

L’ottimo Marco  riferisce che finora il sindaco di Trissino (VI), il leghista Faccio, finora non avrebbe fornito alcun commento o rassicurazione ai suoi cittadini in ansia.  E gli abitanti di Trissino ragioni di essere preoccupati per la propria salute ne hanno da vendere. Hanno infatti convissuto per anni con la bomba ecologica rappresentata dalla Miteni, dall’ARPAV considerata come la principale responsabile dell’inquinamento da PFAS.

Massimo Follesa, storico opponente a quest’opera devastante spera „che la Sis (la società che sta costruendo il mostro d’asfalto) abbia agito in modo più che corretto mettendo in sicurezza il materiale, sottoponendolo ad uno screening ed insacchettandolo, mi si passi il termine, in attesa di uno smaltimento a regola d’arte. “
La presenza del codice indicante la presenza di sostanze potenzialmente cancerogeni su alcuni sacchi, avrebbe imposto, in osservanza al principio di precauzione che la Procura, o la Regione o altra istituzione giuridicamente competente in materia avesse fatto sospendere i lavori e chiesto all’ARPAV di accertare la natura del materiale contenuto nei sacchi. Anche perché le abbondanti piogge di questi giorni sicuramente causeranno il dilavamento delle rocce e la possibile diffusione nel suolo e, quindi, nelle falde acquifere. Falde già martoriate dal pluridecennale sversamento delle acque reflue dalla RIMAR/MITENI sature di PFAS e di altre sostanze pericolose.

Sono convinto che, finite la stagione dei ponti pasquali, san marciani/25 aprile e Primo Maggio, già da domani il sindaco leghista di Trissino chiederà al suo governatore altrettanto leghista Zaia di far intervenire la solerte Procura di Vicenza e l’ARPAV, che provvederanno immediatamente a mettere in opera tutte le azioni necessarie per difendere efficacemente la salute dei cittadini di Trissino. Il cui sangue già ribolle per essere pieno di PFAS, a quanto pare, ma sono stati esclusi, chissà perché dal piano di monitoraggio faraonico che la Regione sta conducendo da anni.

Come ricorda ancora Follesa, “l’avanzare della Spv da sola ha portato o riportato alla ribalta almeno sei o sette siti contaminati,“ l’ultimo dei quali una ex discarica poco distante, a Montecchio Maggiore, che, sventrata dai cantieri della SPV, ha fatto trapelare il suo contenuto di rifiuti pericolosi, fra i quali, a quanto riferiscono le cronache, ci sarebbero scorie di fonderie.

LA natura del contenuto dei sacchi è ancora incerta. Ma sicuramente non si tratta del terreno contaminato prelevato dal sito su cui poggia la MITENI per effettuare la bonifica, che a sei anni di distanza dalla comunicazione della contaminazione da PFAS, rimane un sogno destinato a non tradursi in realtà.

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