Come ti scelgo i nuovi limiti sulle PFAS in Veneto? A spanne

Il presidente della Regione Veneto in una recente intervista[1] avrebbe dichiarato di “aver fissato spannograficamente questi limiti”, riferendosi ai nuovi limiti sulle concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) che sarebbero di prossima introduzione.

Secondo il Vocabolario della lingua italiana Treccani, è la spannometria s. f. (scherz. iron.) Il metodo di fare calcoli a spanne, senza basarsi su valori scientificamente accertati.[2]

Tralasciando  il fatto che il termine spannografico non esiste, c’è da rimanere basiti dalla leggerezza con la quale il presidente della Regione affronta un problema che pure, nella stessa intervista, riconosce essere una “cosa serissima”.

Orbene, abbiamo la prova definitiva a conferma del sospetto che il presidente Zaia abbia affrontato il problema dei limti delle PFAS nelle acque della Regione  con criteri che non hanno nulla di scientifico. Ed è un vero peccato che lo stuolo di supertecnici di cui si è circondato non l’abbiano avvisato in anticipo del significato del neologismo e delle possibili conseguenze sulla salute dei cittadini di provvedimenti adottati “ a spanne”.

Del resto, visto il tempo che il presidente Zaia ha riconosciuto di averci impiegato per scegliere tali limiti, ben 4 minuti, si proprio quattro[3],  non poteva essere che un provvedimento preso a spanne, cioè a casaccio. Il presidente della Regione Veneto ci ha oramai abituati a queste repentine inversioni ad U, vedi l’esempio dei vaccini, o della smentita di alcuni dei suoi top manager che si erano pronunciati a favore del la chiusura della Miteni, dichiarando perentoriamente che la Miteni non sarebbe stata spostata e che l’acqua delle condotte ora è sicura in quanto sono stati applicati i filtri e l’azienda non produce più PFAS [4], cosa ovviamente non vera.

Dopo nove mesi, il presidente Zaia smentisce se stesso e di punto in bianco, a tavolino, decide di fissare  limiti arbitrari che, comunque, per quanto bassi essi siano, non sono, non possono e non devono essere considerati come protettivi per la salute umana. Come dichiarato nella stessa intervista [1] da Nicola dell’Acqua, direttore dell’ARPAV, i limiti obiettivo o di performance sono semplicemente dei “limiti di qualità dell’acqua”. Limiti che essendo superati in diversi comuni della zona rossa, non garantiscono una buona qualità dell’acqua.

Pertanto, chi beve questa acqua di qualità “non buona” lo fa a proprio rischio e pericolo.

La cosa che fa più rabbia è che nessuno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa, o di quelli che hanno imbrattato il giorno le pagine dei loro giornali, abbia capito la gravità delle affermazioni del presidente che governa a spanne. Oppure i giornalisti hanno coscientemente ed accuratamente evitato di metterlo in evidenza nei loro articoli per non contrariare l’osspite.

Io mi chiedo cosa possa essere successo negli ultimi mesi da far cambiare idea allo Zaia spannografico e agli altri funzionari della Regione che nei mesi passati hanno battuto il territorio Veneto garantendo sulla salubrità dell’acqua e sulla sua sicurezza per la salute umana (cosa ovviamente non vera) dei limiti precedenti proposti dall’Istituto Superiore di Sanità nel gennaio 2014. Sicuramente una parte importante l’avrà giocata l’approssimarsi del referendum sull’autonomia del Veneto. L’uscita sui limiti ha garantito una notevole visibilità mediatica al presidente che non ha tralasciato di mettere in risalto che la decisione è stata presa “in autonomia” contro il volere di Roma.

Probabilmente un ruolo altrettanto importante l’avrà avuto anche il “richiamo”[5] da parte dei funzionari del ministero della salute che hanno ricordato a Zaia di essere rimasti sorpresi « che la Regione non abbia preso in considerazione il recentissimo DM 14.06.2017, richiamato nel parere sui Pfas, che il Ministero della Salute ha emanato, di concerto con il Ministero dell’Ambiente (con cui non esiste nessuna difformità di visione) assegnando alle strutture regionali e locali il compito di effettuare analisi di rischio e controlli sito-specifici per inquinanti da monitorare e con frequenza analitica, attraverso lo strumento innovativo dei Piani di Sicurezza».

In pratica in questi 4 mesi Zaia ha avuto tutto il tempo per fissare nuovi limiti e per prendere provvedimenti atti a tutelare la salute pubblica meglio di quanto non abbiaa fatto finora. Ma forse non se n’era accorto o nessuno gli ha detto nulla, come spesso gli accade. Così, per fare in fretta e in autonomia, si è messo a tavolino (come fanno sempre quando si tratta di stabilire dei limiti per gli inquinanti nelle matrici ambientali)  e a dato dei numeri. I più bassi del mondo (cosa non vera), tanto per lui  un numero vale l’altro.

[1] http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/25/news/pfas_zaia_vara_i_nuovi_limiti_in_veneto_piu_bassi_della_svezia_-176471818/

[2] http://www.treccani.it/vocabolario/spannometria_%28Neologismi%29/

[3] http://www.regioni.it/news/2017/09/25/acqua-zaia-veneto-verso-approvazione-propri-limiti-pfas-531341/

[4] http://www.dire.it/19-01-2017/101388-pfas-veneto-zaia-lacqua-delle-condotte-ora-sicura-la-miteni-resta/

[5] http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/09/22/ASatDHZJ-concentrazione_ministero_arrangeremo.shtml

 

4 pensieri riguardo “Come ti scelgo i nuovi limiti sulle PFAS in Veneto? A spanne”

  1. Domanda: come si fa a fare una analisi del rischio e fissare dei limiti se non vengono indicati valori guida per l’esposizione umana validi per tutti i cittadini anche non veneti specie se si dice di volere applicare il principio di precauzionalità a fronte delle “incertezze” scientifiche. Se manca il valore guida cosa ci possiamo aspettare?

    1. Secondo il gruppo del professor Grandjean il limite per il PFOA nel sangue deve essere al massimo di 1 (uno) nanogrammo per millilitro (vedi traduzione articolo Nella zona rossa la media è di 70 ng/mL con punte fino a 800 ng/L. Questo significa che, pr il principio di precauzione, deve cessare immediatamente l’assunzione di acqua contenenti anche minime quantità di PFAS e di alimenti contaminati. Pur non concordando con lei con le incertezze scientifiche (di prove e studi ve ne sono a sufficienza come ha detto anche l’avvocato Bilott (che vinse la class action contro la Dupont negli USA), compreso quello di cui sono coautore . Come lei ben saprà, il fatto che ci sia incertezza scientifica o assenza di prove non significa prova dell’assenza (di tossicità dei PFAS). Se si continua a bere acqua e a mangiare alimenti contaminati, i livelli di PFAS nel sangue sono destinati inevitabilmente destinati ad aumentare, nonostante i filtri o i limiti più bassi del mondo (non è vero) come comfermato, purtroppo, dai risultati di alcuni ragazzi che hanno visto i livelli aumentare nel loro sangue a distanza di due anni

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